8 set 1943

Armistizio

Si giunge così al famoso 8 settembre. La notizia dell’armistizio in un primo tempo sorprende tutti noi mentre fuori i soldati sembravano impazziti dalla gioia; ognuno pensa che pochi giorni ormai ci dividono dal ritornare a rivedere i nostri cari; sento come se un gran peso mi si fosse liberato dallo stomaco, è un senso di leggerezza che provo dato dal fatto che l’Italia è finalmente al termine dei suoi patimenti e può attendere, dopo la più inutile delle guerre, alla propria pace.

Penso che in questo stesso istante la mia famiglia rivolge il pensiero a me sicura di rivedermi salvo ed al più presto ed è questa per me la cosa più bella: sapere papà e mamma liberi da ogni preoccupazione.

Ricordo il giorno della mia partenza da casa al termine della licenza; mamma era inconsolabile, papà chiuso nel suo dolore mi faceva tanta pena e per ultimo le lacrime di Annamaria (le prime che io ricordi versate per me) mi commossero straordinariamente e mi allontanai nel buio della campagna con l’animo rattristato e colmo di neri presentimenti.
La mattina del nove incomincia a sfilare sulla strada Argirocastro-Valona un autocolonna tedesca, tutti pensiamo che passi oltre per raggiungere la Germania ed abbandonare il territorio, ma non è così, sarà invece essa che, come chiodo infisso in Albania, impedirà l’imbarco dei nostri per l’Italia; non sappiamo ancora che questo chiodo creerà masse di innumerevoli militari che, come branchi di bestie lacere ed affamate, costituirà il tragico epilogo di questa guerra qui in Albania.