16 set 1943

Arrivo a Valona

Io sono il meno elevato in grado e spesso mi si ordina di attraversare questa o quella radura, questa o quel guado; vedere se questa o quella postazione sia occupata da partigiani o da tedeschi.

E’ un gran lavoro che naturalmente faccio senza entusiasmo mentre qualche pallottola continua a fischiare.
Giungiamo così presso una capanna, ma a pochi metri da questa una pallottola sfiora il generale ad una manica ed io ne sento il sibilare in maniera molto distinta; ci precipitiamo al coperto nella capanna per qualche minuto per poi ritornare definitamente nell’argine del fiume che riteniamo più sicuro.

E’ dalle nove ormai che siamo in movimento, sono le tre del pomeriggio ed ho fame e sete, decidiamo di riprendere il cammino per Valona; mi disseto con l’acqua del fiume e all’interno di una vigna mi riempio la bustina di uva con la quale calmo un pò la fame.
Dopo qualche Km riusciamo a imbarcarci su un automezzo tedesco che ci porta finalmente a Valona dove arriviamo la sera tardi.
Ma ho perso il contatto con i miei compagni d’avventura e giro solo in città ma non ho niente con me. Oltre gli indumenti che indosso. Sempre armato di pistola ma affamato ed assetato, incontro dei tedeschi che mi regalano una pagnotta che mi sembra una vera squisitezza.
Percorrendo un piccolo prato dove sostano dei soldati tedeschi chiedo ai loro ufficiali ospitalità’; mi accolgono con gentilezza mi offrono qualche pacchetto di sigarette, mi procurano delle coperte, mi viene offerto del caffè, del cognac, del pane spalmato con del buon formaggio ed infine un infuso caldo dal vago sapore di te e camomilla; sono piacevolmente sorpreso di questa accoglienza.