15 set 1943

Scaramucce

Il 15 mattina alle 4am ci rimettiamo in marcia, ancora 40km ci separano da Valona e copro i primi 25Km in moto; ma la benzina è finita. Mentre Giorgi traffica con la moto, salto sul predellino di un altro automezzo tedesco e proseguo così ancora per parecchi KM; ma poco prima di Dragovizza, una decina da Valona, sento fischiare attorno delle pallottole ; comprendo che i partigiani hanno iniziato l’attacco alla autocolonna sulla quale viaggiamo.
La macchina sulla quale mi trovo appollaiato forza l’andatura mentre le pallottole grandinano più numerose ed i tedeschi rispondono a casaccio. Giungiamo così al campo di concentramento di Dragovizza dove per incanto cessa il fuoco.
Scendo dalla macchina lieto di essermela scampata a buono mercato per accendermi una sigaretta, quando ricomincia un fuoco infernale: Fucili, mitra, mortai, cannoni, tutti, sembrano sparare in gara.

Non trovando niente di meglio mi butto nel fossato che fiancheggia la strada che in breve si affolla di soldati in cerca di riparo. Mentre l’autocolonna riparte per Valona.
I partigiani, a quanto pare, hanno attaccato il campo di concentramento al fine di liberare 4000 militari italiani che, inquadrati dai tedeschi, attraverso l’Ungheria avrebbero raggiunto la Germania.

Ad un tratto un soldato sdraiato accanto a me viene ferito alla coscia; il puzzo nauseante del sangue caldo che zampilla dalla ferita mi investe e capisco che la mia posizione non è più sicura e decido di attraversare il tratto di un centinaio di metri che mi separano dall’argine del fiume che scorre lunga la vallata.

Li sicuramente sarei al sicuro, ma d’altra parte, attraversare quel tratto scoperto può significare una buona pallottola in corpo.

Dopo aver cercato di arrestare la fuoriuscita di sangue dal ferito di chi mi sta accanto, mi accendo una sigaretta (sarà’ l’ultima?) e balzo fuori; è terribile sentirsi attorno il sibilo leggero delle pallottole e più ancora volgere loro la schiena, ma raggiungo felicemente la meta dove, in una confusione indescrivibile sono letteralmente ammucchiati ufficiali e soldati; un fante ferito da una scheggia ha tutto il braccio insanguinato ed il puzzo di sangue mi investe ancora una volta; un altro, con una benda insanguinata agli occhi cammina a tentoni tra i cespugli.

M’incontro con un capitano mio carissimo amico conosciuto al mio stesso battaglione nella pacifica Budua con il grado di tenente; è assieme al generale comandante la divisione. Decido di stare con loro anche se alla macchia avrei forse la possibilità d’imbarcarmi per l’Italia. A poco a poco tutto sembra calmarsi nonostante si oda ancora qualche sparo isolato; il generale quando era stato sorpreso dall’attacco aveva abbandonato la macchina dentro il campo. Penso allora di farvi una visitina con l’idea di recuperare una borsa piena di denaro, ma vi rinuncio certo che nel frattempo altri mi abbiano preceduto. Dopo un pò decidiamo tutti e tre di distaccarci dal grosso e di proseguire per Valona isolatamente.