22 set 1943

Un po di ozio

Il percorso è molto lungo e vi è la difficoltà di attraversare un fiume; siamo molto stanchi per le fatiche del giorno precedente e mal nutriti, a mano a mano che ci avviciniamo alla meta il pensiero del latte, della polenta e di quelle buone pietanze sviluppano le nostre energie. Durante il cammino però per aver fissato con insistenza una ragazza un poco meno sporca delle altre, vengo minacciato dal padre armato di fucile.
Mi propongo in futuro di fissare negli occhi con sguardi amorevoli solamente bovini, ovini e gallinacci.
Un’ora dopo incontriamo una donna che ci regala una bella forma di fichi che sembra prima masticata e poi appallottolata col sudiciume delle sue mani, ma non ci facciamo caso e , seduti all’ombra di un albero ne mangiamo un pò. Si continua la marcia ed arriviamo così al fiume. Da una parte all’altra traghetta uomini ed animali un barcone che scorre attraverso un cavo metallico che taglia il fiume. In futuro questa sarà l’unica volta che avrò la fortuna di servirmi di quel mezzo e quindi di non bagnarmi in corrispondenza di altri guadi. Nell’attesa che Caronte guadagni la nostra riva, ho la felicissima possibilità di rinfrescare le mie fumanti estremità in un pediluvio ristoratore; si passa dall’altra parte, ormai non distiamo dal nostro paradiso che poche ore dopo intravediamo la fattoria, le mie gambe sembrano azionate da un motorino, sono eccitatissimo e non vedo l’ora di calmare la sete con tutto il latte che vorrò. E’ dalla mattina che marciamo senza quasi mai fermarci. Sono quasi le 4 del pomeriggio ed in 2 giorni abbiamo percorso quasi 60 km ma tutto sembra ormai dimenticato. Arriviamo finalmente, tutto è come prima e ritroviamo la nostra stanzetta intatta. La sera mangiamo ottimamente, la nostra vita alla fattoria è un ozio che non dispiace; abbiamo modo anche di leggere qualche buon romanzo, ma alla lunga ritorniamo impazienti. La tensione di potere raggiungere Himera è troppo forte. Iniziamo a fare progetti per intraprendere questo lungo viaggio, la vita movimentata che sino ad oggi abbiamo condotto ci rende ad un tratto l’ozio di Llakatund pesante e non avendo ancora provato niente di quel che in seguito accadrà, non siamo in grado di apprezzare nella giusta misura l’immenso valore della pace e del benessere che viviamo e ci riempiamo la testa di mille illusioni.