10 ott 1943

Cozzulli

Trascorriamo il nostro tempo ancora una volta a Brotoi ed al ricordo di Llakatund abbiniamo quello di Cozzulli; Cozzulli è un villaggio che all’andata ci aveva accolto con simpatia; li un certo avvocato Arifat che aveva vissuto per 5 anni a Roma, aveva avuto per noi parole di simpatia e ci aveva lasciato intendere che se nulla avessimo potuto concludere circa l’imbarco, ci avrebbe potuto ospitare a casa sua.
Per questo d’ora in poi Cozzuoli sarà’ per noi come quel sogno così tanto agognato di Llakatund.
Dopo qualche tempo però, in seguito ad una puntata tedesca dobbiamo prendere il largo e ci incamminiamo sotto la pioggia verso la montagna.
Si tratta di un migliaio di disperati che ammucchiati come bestie nel greto del fiume cercano di tirare avanti, chi con gli ultimi lek rimasti, chi barattando qualche indumento con qualcosa da mangiare. Qui vedo la fame la miseria e scorgo in qualche volto i primi segni della follia. Ad un tratto una decina di soldati della mia compagnia mi si fanno attorno supplicandomi di aiutarli; ma cosa posso fare? Ho con me poco più di 1500 Lek che divisi tra loro potrebbero sostenerli per qualche giorno…e poi? Decido allora di portarli con me fuori da quella massa affamata e verso luoghi i cui abitanti non vedano in loro soltanto prede da spolpare; si convincono ed inizio ad inerpicarmi lungo un sentiero seguito da una lunga serpeggiante fila di soldati.
poche centinaia di metri ancora ed all’improvviso da certi cespugli salta fuori un ragazzetto che mi si fa incontro armato da una bomba a mano ingiungendomi di consegnargli le scarpe.
La scena è ridicola e sono sorpreso di constatare in me tanto sangue freddo da trovarla tale. Rispondo con un netto no e tento di proseguire, ma l’altro fa l’atto di lanciarmi l’arma senza però accennare a toglierne la sicura; rifiuto ancora una volta andandogli incontro ed il mio nemico si allontana allora con un sorrisetto da farmi venire voglia di prenderlo a calci nel sedere.
La scena è durata alcuni minuti ma quando mi volgo indietro con grande meraviglia vedo che la lunga fila di soldati, presa dal panico si è dissolta; penso però che in futuro potrei non essere così fortunato ed ho il terrore di non potere abbandonare quel buco senza pericolo.
Ritorno quindi al fiume con Giorgi e Flori (sottotenente effettivo del corso successivo al mio)
Ricomincia a piovere più forte, ci dividiamo una scatoletta di carne e qualche fetta di mela cotogna che con la fame che ci divora ci sembra un dolce.
Verso le tre del pomeriggio incontriamo un civile di retto a Valona; rischiando d’essere spogliati anche da costui, c’incamminiamo con lui, e sin dalle prime parole scambiate ci sembra di avere a che fare con brava persona.
Ci dirigiamo verso Ramizza dove pernotteremo e da cui, la mattina dopo prenderemo il volo per Cozzulli. Arriviamo a Ramizza sempre con la solita tremenda fame che ci distingue.
Ci procuriamo una bella forma di pane di frumento (il pane di granturco mi è odioso) ed apriamo una scatoletta di carne che mangiamo con la cipolla; la sera andiamo a dormire in una capanna di frasche poco distante.