12 ott 1943

La fame

La mattina dopo aspettiamo invano il nostro accompagnatore, nessuno si fa vivo e ci sentiamo ad un tratto abbandonati.
Nella vana attesa del ritorno del nostro uomo, ci fermiamo ancora per un paio di giorni nel villaggio mangiando alla meno peggio, quando improvvisamente incalzati dal terrore tedesco, scappiamo attraverso i monti, infangati, bagnati sino alle midolla da una pioggia che non ci da tregua , vaghiamo senza meta sino, a quando decidiamo di abbandonare l’idea di Valona per riprendere la via del ritorno. Durante il tragitto abbiamo colto qualche pannocchia, qualche pera acerba e un paio di mele cotogne….il nostro pranzo.
Rientriamo così nel pomeriggio inzuppati da una pioggia che sin dal mattino non ci a’ mai abbandonati. La mia più grande preoccupazione è data dal fatto che sono completamente bagnato, non ho con me niente con cui asciugarmi o cambiare ciò che indosso e molto probabilmente trascorreremo un’altra notte al freddo nella solita capanna di frasche.
Fortunatamente un civile, alla nostra miserevole vista, ci mette a nostra disposizione una stanzetta provvista di caminetto; accendiamo un bel fuoco e spogliati di tutti i nostri indumenti che mettiamo ad asciugare ci lasciamo arrostire al calore della fiamma.
Cotte al fuoco, mangiamo quelle poche cose che abbiamo racimolato e sopraggiunge così la sera quando ci viene ammannito un bel piatto di riso in bianco veramente paradisiaco; purtroppo però tre bocche di ufficiali e di due soldati sono troppe e, dopo alcuni bocconi tutto ha termine, la notte dormo ottimamente sotto numerose coperte.