5 ott 1943

Himara in testa

Decidiamo di partire non appena ci sia qualcuno che vada verso la nostra meta e dopo una decina di giorni che rappresentano il periodo più bello della nostra avventura in queste terre, finalmente partiamo. Quante volte mi pentirò di questa stupida decisione, quante volte rimpiangerò la fattoria che adesso con animo leggero butto dietro le spalle!
Si parte e dopo due giorni di marcia faticosa arriviamo affamatissimi a Brotoi, distante da Himara un’altra giornata di cammino. Immediatamente tutto quanto ci circonda ci appare ostile, infatti dopo qualche tempo oltre il paese rischiamo d’essere letteralmente spogliati da gruppi di albanesi che appostati nella montagna non cercano che queste occasioni per depredare. Apprendiamo inoltre che ad Himara non vi è più alcuna possibilità d’imbarco e di barchette neanche l’ombra, dato che la costa è completamente disabitata. Un grande scoraggiamento ci prende, siamo avviliti e senza speranza. Di colpo ci troviamo ad affrontare la dura realtà nella quale siamo ancora una volta incappati.
Ci procuriamo dei fagioli che divoriamo ma siamo sempre affamati; è la prima volta che ciò accade dopo tanto tempo, ma non sarà nemmeno l’ultima per nostra disgrazia. Incontriamo alcuni nostri colleghi e ci meravigliamo che per mangiare accettino di lavorare, ne siamo sorpresi ma non sappiamo che tra un pò lo reclameremo anche noi questo lavoro.
Il giorno dopo abbiamo la prima offerta di lavoro che accettiamo; si tratta di spannocchiare del granturco. Ci mettiamo di buona lena a lavorare e riusciamo così a rimediare qualcosa per la giornata e quel che più conta, possiamo dormire al coperto e non sotto le stelle ed al fresco come la notte precedente.
Ci sorprende dolorosamente il fatto che la persona che ci aveva accompagnato sin qui si avvierà per un altra strada. Rimandiamo pertanto la partenza a tempi migliori dato che sarebbe poco prudente intraprendere la marcia da soli, per il solito pericolo d’essere spogliati lungo la strada dai nostri miseri stracci.