15 ott 1943

Solo affamato e con degli “stracci” addosso

La mattina dopo riprendiamo il cammino per Mattagin dove speriamo di trovare quell’inafferrabile qualcuno che ci dovrebbe liberare da questa misere vole cerchia di stenti. Io e Giorgi siamo rimasti soli.
(Flori ci ha lasciati con la speranza di una migliore sistemazione) nel nuovo villaggio altra delusione non troviamo nessuno che vada dove noi vorremo; ci consoliamo facendo scorpacciata di pane e frumento e risotto in bianco che mi procurano però una formidabile indigestione . Dopo qualche giorno decidiamo di seguire un gruppo di montanari che in modo approssimativo dovrebbe puntare verso la nostra meta; alla partenza però mi accorgo che dallo zainetto mi sono stati sottratti gli unici pantaloni da ufficiale rimasti.
Ho per me una perdita gravissima; da quel giorno dovrò per lungo tempo indossare scadentissimi e stracciati indumenti borghesi. In compenso un soldato mi regala una camicia di flanella che con gratitudine indosso all’istante. Sono le 11 di sera ed i pochi indumenti che indosso non mi riparano dal freddo, ma per fortuna prima della partenza mi procuro una coperta ed un telo da tenda ed al riparo di queste inizio la marcia che durerà per tutta la nottata.
In una delle tante soste smarrisco l’accendino e questa mi rattrista quasi quanto la perdita dei pantaloni.
Alle prime luci dell’alba arriviamo a Guinizza dove incontro due miei soldati tra i più affezionati; sono affamato , stanco piove sono solo perché Giorgi ha preferito seguire un’altra colonna quindi è più che naturale che un senso di malinconia mi prenda alla vista di quei soldati che mi ricordano il bel tempo che fu e che rende questa dura realtà che vivo ancora più cruda ed infelice. Dividiamo del buccellato e del formaggio e trascorro la notte con loro.