22 ott 1943

Alla volta di Tregenda

La mattina dopo appena sveglio apprendo che un maggiore inglese è attendato a pochi passi da noi.
Questo ufficiale assieme ad altro sottufficiale è stato paracadutato dal suo governo con il compito di svolgere azione di propaganda tra i partigiani albanesi. Ha vissuto in montagna prendendo a cuore le condizioni di noi italiani dispersi, distribuendo (si dice ) ai comandanti….centinaia di sterline per il loro sostentamento; a lui si sarebbe affiancato un ufficiale italiano con l’incarico d’interprete.
Risolvo di accostarlo per chiedergli:

  1. se è possibile avere qualche sterlina.
  2. Se mi può fornire qualche capo di corredo
  3. se vi possibilità d’imbarco per l’Italia

Mi si risponde che il maggiore ha ricevuto disposizioni di disinteressarsi degli Italiani, quindi niente sterline e per l’imbarco nessuna speranza; riesco per fortuna a racimolare un caldo maglione di lana che all’istante indosso.
Continuiamo la marcia e dopo qualche ora sostiamo in una radura tra i monti per poi proseguire alla volta di Tregenda, poco distante.
La località posta a mille metri di quota è la nuova nostra tappa che dura cinque lunghi giorni. La notte, riparato malamente dal telo da tenda, da un corto cappotto e da una coperta, non riesco a chiudere occhio per il freddo.
Scarseggiamo di acqua che racimoliamo nelle conchette delle rocce circostanti; tutto questo e la cronica mancanza di cibo fanno di me in poco tempo l’ombra di me stesso.
Sono assai debole ed a volte non ho la forza di fare qualche passo per andare a bere un pò d’acqua.
Comprendo che di questo passo potrebbe accadermi qualcosa di serio e decido di abbandonare quei montanari e di proseguire di nuovo per Treghiass dove sperò di procurarmi del cibo con l’offerta di un qualunque lavoro; mi avvio di pomeriggio e stremato finalmente giungo in vista del paese ma prima , nei pressi di una capanna mi si offre del lavoro. Accetto ed inizio per la prima volta in vita mia un lavoro che sembra spezzarmi le braccia e la schiena; si tratta di lavorare di piccone e di trasportare grosse pietre per la costruzione di una capanna. Lavoro alla meno peggio e alla sera a fine lavoro mi ristoro un pò con del buccellato e formaggio fritto, per la prima volta dopo tanto tempo riesco così a ingurgitare qualcosa di caldo ed a riposare tra foglie di granturco.