8 nov 1943

Selenizza

Riprendiamo il cammino per Cozzulli da cui questa ultima avventura ci aveva allontanato, camminando più spediti; ma ha ripreso a piovere forte e ci trasciniamo stancamente sino a raggiungere Cozzulli, tra i nostri desideri posto sempre in primissimo piano.
L’avvocato (Sciascia Arekat) ci viene incontro premuroso ed affettuosamente ci sistema in un locale della sua abitazione per procurarci subito dopo del te bollente, del buc caldo ( questa volta assai gradito…è forse la fame?) e del formaggio fritto; mangio tutto con gran voracità, ma alla fine delle poche frasi che ci scambiamo capisco che la speranza di avere raggiunta finalmente la sistemazione definitiva è tramontata; infatti ci vene consigliato di proseguire per Valona dove potremmo ottenere un buon impiego ( il nostro scopo ormai è ridotto alla sola ricerca di una qualsiasi forma di esistenza, anche se miserabile, che ci dia la possibilità di sopravvivere all’ambiente ostile che ci circonda). Ci viene indicata ancora, nell’attesa della partenza, la famiglia di un suo parente che potrebbe procurarci del lavoro.
La sera quindi ci fermiamo presso quella famiglia per iniziare il lavoro la mattina successiva, ma sono io solo a farlo, infatti Giorgi non so come, è stato preso in simpatia ed ozia per tutta la giornata. E’ un lavoro molto duro il mio: è quello di trasportare acqua dalla fontana fuori del paese, caricare di legna un mulo, condurre le bestie all’abbeveratoio, a rimuovere la paglia nella stalla.
La sera sono stanchissimo ma fermamente determinato a coinvolgere Giorgi che è stato per tutto il giorno al coperto a spannocchiare granturco; ma l’indomani non cambia nulla, lavoro tutta la giornata come il giorno prima ma per fortuna mi sazio con un pasto caldo ed abbondante.
Il terzo giorno si presenta l’occasione per ripartire e ci avviamo per Selenizza, un villaggio vicino, contrariamente a quanto si era stabilito in precedenza, raggiungere cioè Valona in compagnia di qualcuno del luogo ed ivi giunti, travestiti da contadini albanesi e sfidando il pericolo tedesco, avremmo potuto affidare ad un bravo calzolaio le nostre calzature da riparare e chissà anche la possibilità di procurarci del buon pane di frumento .
Per fortuna quel tale ci sconsiglia di intraprendere una simile spericolata avventura e prudentemente continuiamo per Selenizza dove potremmo anche trovare una soluzione per i miei scarponi.
Arriviamo in mattinata e subito dopo una buona notizia ci fa impazzire dalla gioia: il pane costa appena 15 lek il kg, ci diamo quindi da fare per il pranzo…2 kg di pane di frumento due grosse cipolle, due pesci affumicati del formaggio, mandorle ed una mela cotogna scompaiono rapidamente nei nostri stomaci; sono soddisfatto, dopo tanto tempo ho potuto mangiare all’italiana.
Veniamo a conoscenza che un gruppo di ufficiali hanno costituito una mensa di cui noi a, pagamento beninteso, potremmo far parte continuando a nutrirci all’italiana; dopo una sosta di tre giorni ed avere fatto riparare stivaloni e scarponi (300 lek) ritorniamo a Cozzulli dove dobbiamo purtroppo constatare di non essere più graditi come prima, tuttavia riusciamo a rimediare un tetto per la notte ma io sto male , forse tutto quel pane del giorno prima penso mi abbia procurato un’indigestione, ma non è così, è invece un attacco di malaria con 38.5 di febbre. Dormo male ho freddo al mattino mi ritrovo con le ossa rotte e la sera non riesco a mandar giu nient’altro che un pò di pasta.