1 gen 1944

Le iris Palermitane

Oggi è il quarto giorno di viaggio, siamo digiuni da ieri sera, più tardi ci viene distribuita una fetta di pane con della marmellata (la chiamano così). A notte inoltrata abbiamo avuto del pane umido che ho serbato per domani. Che pessimo inizio d’anno!
Sembra che oggi si sia accumulata tutta la fame dei giorni scorsi durante i quali ci siamo nutriti con pane di segale e qualche centimetro di carne insaccata. Assieme ad un palermitano iniziamo a parlare di pietanze e dolci della nostra città: Pasta con le melanzane, con la ricotta, con i broccoli, al forno, con le sarde, parmigiana, caponata, sformato di patate, gelatine di carne di maiale, salsicce, polpette, spiedini, arancine, sfincioni, focacce, cannoli, cassata, pasta reale, cuccia ma quando qualcuno mi ricorda le iris, che io confesso di non conoscere, vengo subissato da rimproveri e divento ad un tratto reietto, un traditore delle sacre tradizioni della bella Palermo.
Sono come immerso nella fame, una fame senza speranza, allucinante nella quale annaspo e sprofondo sempre più giù tormentato dal ricordo quasi palpabile di quando era così facile entrare, comprare e mangiare: Dagnino, Papà, Mazara; voi tutti vi vedo come un cannocchiale rovesciato lontani e irraggiungibili. Ma realtà è questo puzzolente carro bestiame che trasporta un carico di disperati verso un triste destino, a migliaia di chilometri dalle nostri radici, dalle nostre speranze; come vorrei che questo treno precipitasse in un burrone e nella sua distruzione spegnesse ogni mio desiderio e mi chiedo ancora quando finirà tutto questo, quando potrò rifugiarmi tra le braccia accoglienti della mamma. E se tutto ciò dovesse un giorno accadere, se potessi un giorno ritrovarmi in Italia vorrò far di tutto per non privarmi di quanto oggi rimpiango di aver trascurato per negligenza o imperdonabile leggerezza.
Al buio, tastando il freddo pavimento di questo carro, ho trovato un pezzo di galletta ( un tempo l’avrei buttata via) che ho pulito col temperino ed ho masticato a lungo per prolungare il piacere.