18 mar 1945

Infermeria

Da qualche giorno, fuori dall’infermeria.
Mi si era sviluppato un flemmone tonsillare che, volutamente trascurato per più facilmente accedere in infermeria, si era trasformato in doppio flemmone con febbre a 40; ho potuto così essere ricoverato in locale riscaldato, vitto abbondante ed assenza di appelli. Vi si trovano ufficiali e soldati che poveretti stavano male molto male.
Accanto a me un militare ormai morente per denutrizione rifiutava il cibo che inutilmente gli veniva dato e che io con quel male addosso non avrei potuto deglutire.
Il mio male però peggiorava sempre ogni giorno di più con il rischio di soffocare per ‘improvviso scoppio dei flemmoni e la conseguente fuoriuscita di pus; il mio caso doveva essere veramente unico se spesso gli ufficiali medici tedeschi venivano a trovarmi mi aprivano la bocca e si additavano l’un con l’altro i due ascessi. Ero ridotto veramente male, la gola mi pulsava terribilmente con una certa difficoltà, di respirazione; ma una notte improvvisamente fui svegliato da un medico tedesco che , forse preoccupato del mio stato, alla luce di una candela che tenevo in mano mi pratico una doppia incisione che libero all’istante un fiume di pus raccordandomi di stare sveglio per evitare di soffocare nel sonno. La febbre scompare, posso finalmente deglutire e bevo a garganella quanto più acqua riesco a mandar giù, rientro pertanto nella normalità.
Il mio cinico pensiero è rivolto a quelle razioni di vitto che si accumulano al capezzale del mio soldato moribondo diventante mio esclusivo appannaggio sino alla morte del poveretto avvenuta dopo qualche giorno.
Situazione militare ottima per noi, ma quando la fine? Domani s. Giuseppe quanti ricordi!