22 apr 1945

A Bergen

Questa notte non ho dormito, nessuno di noi lo ha fatto perché il tempo è stato impiegato nella distribuzione straordinaria di carne fresca ed in scatola, marmellata, formaggio e pane; è stato dato fondo alle scorte alimentari di magazzino.
Questa mattina siamo partiti dopo la distribuzione di un’ottima minestra che non ho potuto toccare a causa della grande quantità di patate ingerite. Alle 8.30 abbiamo varcato liberi questi spinosissimi reticolati e dopo avere visto per la prima volta e con tanta emozione , quel brutto carcere dall’esterno, abbiamo iniziato la marcia che dopo appena sette km ci ha portato a contatto degli inglesi che con i loro autocarri hanno provveduto al nostro trasporto ed al trasferimento in una nuova sede.
Ci troviamo a Bergen dove, accolti da una pioggerellina dilaghiamo subito in cerca di alloggio. A questo proposito debbo dire che dal giorno avanti il comando aveva concesso due ore di tempo perché la popolazione civile potesse sloggiare dall’abitato; tutti noi quindi, orda affamata, ci siamo precipitati nelle linde ed ordinate abitazioni tedesche. Io sono capitato in un appartamento assieme ad altri sei colleghi; sono entrato come un fulmine scavalcando una finestra (non so ancora in quale recondita parte del corpo abbia scovato tanta energia, eppure l’ho fatto) e sono balzato all’interno come una belva. Sentivo il cuore che mi martellava, gli orecchi che mi ronzavano e gli occhi come se mi volessero schizzare fuori dalle orbite, ho un ricordo molto confuso di quel che accadde dopo ma è certo, l’assalto ad una zuppiera colma di strutto che ingoiavo a cucchiaiate, e così pure di un certo vaso di melassa, zucchero, frutta sciroppata, sottaceti e marmellata; tutto ingoiavo come un forsennato finendo finalmente esausto con delle ciliege in guazzo che ingurgitavo con tutto il nocciolo . Tutto questo spinto da una ingordigia di cui non sapevo essere capace. Risultato una tremenda colica che a sera mi ha impedito di cenare.