30 mag 1945

Qualcuno piange

Evidentemente le sorprese sono infinite e noi poveri prigionieri viviamo tra queste: ecco qua domattina dovremo lasciare Bergen per ritornare al campo. Sembra impossibile ma è così. Dobbiamo lasciare non solo questo paradiso di abbondanza e di libertà, ma anche la speranza di un prossimo rientro in Italia. Ritorneremo nel campo ed anche se ciascuno di noi sarà pieno di provviste, anche se la fame sarà scomparsa lo stare tra i reticolati sarà almeno per me, una vera sofferenza. Di quanto posso attualmente disporre in viveri e vestiario, ben poco porterò con me. Mi sarà sufficiente disporre del necessario; il tempo delle vacche magre è definitamente tramontato. Questa avventura a Bergen mi ha procurato un bel paio di scarponi, ottimi pantaloni, lunghi alla marinara, calze mutande e canottiere ( questi ultimi capi rinvenuti nella cameretta di una ragazza) ed ancora due bei maglioni di lana ed una giacca nuova di zecca. Domani quindi si rientrerà nel campo, ma prima vorrò farmi l’ultima scorpacciata di tagliatelle e di gnocchi che saranno ben più saporiti a casa quando finalmente vi sarò giunto. Questa sera qualcuno ha pianto.