13 mag 1945

Speranza di rimpatrio

Tutto procede come prima, un pò meglio forse perché lo zucchero ci viene portato a gr 100 giornalieri ed il pane gr 400
Radio Roma ha reso noto il telegramma inviato dal nostro Col. informando, sempre per radio, che si sta preparando qualcosa di buono per il nostro rientro e dei premi in denaro come riconoscimento dei nostri stenti patiti tra i reticolati; vi sarebbe pure la speranza che assieme al telegramma sia giunto in Italia anche l’elenco di noi sopravvissuti alle nostre famiglie.
Per il nostro rientro nulla si sa con certezza e quel poco di buono che sembra filtrare ha forse lo scopo di farci stare tranquilli.
La corrente elettrica nel campo è stata riattivata, così potranno entrare in funzione le numerose radio che abbiamo asportato dalle abitazioni di Berghen. Io mangio regolarmente da tre a 5 volte al giorno, non è sufficiente però la razione di pane che cerco di integrare con delle tartine di grano macinato, ridotto ormai agli sgoccioli. Oggi mi sono fatto fotografare da un collega con macchina e pellicola “presa in prestito” a Bergen.
Sembra che i tempi stiano mutando: è da tre giorni che la nostra razione giornaliera è in diminuzione ed il burro scomparso del tutto; sperò sia solo una riduzione momentanea per far fronte al continuo afflusso di soldati lavoratori che si riversano numerosi in questa zona. Vi sono anche delle donne e sia queste che quelli di continuo riferiscono dei maltrattamenti subiti, delle fucilazioni in massa, di stupri e persino di un medico che sterilizzava intere baracche di internati.
Oggi i soldati hanno malmenato alcuni graduati ed ufficiali che nella fabbrica delle V.I. dove lavoravano da schiavi, avevano reso la vita impossibile. Di rientro nessuna buona nuova ma solo quella che vuole la nostra partenza avvenga per ultimo. Sembra anche che per il fatto di separarci dai militari di truppa, gli inglesi non ci trasferiscano a Berghen ne a Saltau ma in un altro campo di concentramento.
Un gravissimo pericolo si prospetta per noi ufficiali in S.P.E. Non solo saremmo chiamati ad inquadrare questa grande massa di soldati (alcuni sono dei veri delinquenti) ma seguirne la loro sorte in caso di rientro. Alcuni di altri campi sono già rientrati ed anche noi lo saremmo da molto tempo se avessimo avuto la fortuna d’essere liberati prima.
Da un mese siamo liberi, liberi di varcare a nostro piacimento i reticolati e liberi di sperare al nostro rimpatrio.