19 lug 1945

Lettera ad Annamaria

Annamaria cara,
Ti voglio tanto bene. Durante questa orribile prigionia tu sei stata la mia più grande preoccupazione, il mio grande tormento, non so cosa farei se, una volta giunto in Italia non ti trovassi o se venissi a sapere di qualcosa di peggio. Non vi è forse alcuna ragione perché io possa temere tutto questo, ma tante ragazze sono state deportate in Germania e tanto ho avuto modo di ascoltare e di vedere, che alle volte credo d’impazzire ; ma poi tento di mettere pace a questo mio stato col convincermi che esagero colla convinzione di non potere cancellare del tutto questi orribili pensieri.
Dove ti trovi? Quali segni ha lasciato in te questa guerra? potrò stringerti ancora tra le mie braccia? potrò come l’ultima volta che ci vedemmo, stare fianco a fianco e confidarci quelli che sono ancora i nostri piccoli tormenti e le nostre piccole gioie?
Annamaria, non so come farei a sopportare il contrario; lo sai che tengo come una reliquia quel cartoncino che mettesti nel mio portafogli? Lo trovai quando ormai ero lontano da te! Sai che ricordo per filo e per segno tutte quelle conversazioni che abbiamo avuto?
Lo sai quante volte ho ricordato con nostalgia quella piccola scappata ad Ancona, quello che facemmo e quello che mangiammo?
E quando mi dovetti separare da tutti voi, le tue lacrime furono le più dolorose per me ed il tuo volto rigato di lacrime fu sempre nitido nella mia memoria.
Annamaria cara, non lo saprai mai quanto ti voglia bene, perché mai te lo dirò, ma stai certa che te ne voglio tanto e che immensamente desidero rivederti e parlarti, ma so anche che a causa mia questo potrà attuarsi in parte, dato che in breve ti trascurerò per altre compagnie.

  • Enrico

    1945/2011 l’affetto di allora continua ancora oggi. Con affetto e stima… Enrico Mancini – Arezzo (nipote di Anita).