1 lug 1945

Non ne posso più

Quando due mesi e mezzo addietro fummo liberati, nessuno di noi avrebbe immaginato che ancora a luglio saremmo stati ancora tra questi reticolati, eppure è questa la realtà; i giorni passano monotoni e speranza e delusione si alternano tragicamente rendendo questa nostra esistenza molto amara.
La mattina appena desto scappo nei boschi da solo in cerca di funghi mirtilli e caprioli quest’ultimi che fiduciosi si fanno quasi avvicinare.
La sera mi reco in paese, tutto questo per rifuggire dai reticolati e da queste baracche che hanno conosciuto tanta disperazione.
Sono stufo di tutti, sono stanco; solo un lieve filo di speranza m’impedisce di fuggire e tentare da solo la via del ritorno non ne posso più, sono ansioso di rivedere i miei, la mia città i miei parenti, visi e luoghi che non siano tedeschi, del mio sole, del mio mare e poterne respirarne l’aria; ed invece sono ancora qui costretto ad aggirarmi per i boschi o in baracca se il tempo non lo permette (ed il più delle volte accade)
Qui ormai è pericoloso aggirarsi fuori del campo per il pericolo di venire assaliti da gruppi di tedeschi sbandati o di venire coinvolti da bande di ex nostri soldati che spesso assaltano, derubano bastonano, appiccano il fuoco quando se ne presenta l’occasione.