17 ago 1945

La fine – Il rimpatrio

Come un fulmine è giunta la notizia, si è propagata per tutto il campo con la velocità di una saetta, è penetrata qui dentro in un lampo ed è esplosa come un ciclone: domattina alle ore nove partiremo in autocolonna e questa sera ci verranno consegnati i viveri per il viaggio, una sola coperta e non più di kg 25 di bagaglio. Verremo scaricati a Bruwsich luogo di smistamento per poi proseguire per l’Italia.
E’ da 4 mesi che viviamo di illusioni tradite è da 4 mesi che sobbalziamo come matti spinti come da molle da una notizia all’altra.
Ieri poi è stato un vero inferno;

  1. 300.000 italiani dovrebbero essere trasferiti dalla zona russa alla nostra con la conseguenza di ritardare il nostro rientro;
  2. le partenze sarebbero state interrotte per riprenderle in settembre;
  3. domani partirebbero i primi ufficiali
  4. la nostra baracca rientrerebbe nel numero dei partenti
  5. la nostra baracca non sarebbe compresa nel numero dei partenti ma rinviata.

Per tutta la giornata, quindi per scaramanzia abbiamo evitato di preparare gli zaini trattando in malo modo chi voleva affidarci lettere per l’Italia.
Finalmente si parte, alle 17.35 è scoppiato il fulmine, tutta la baracca sembrava impazzita e minacciava di crollarci addosso; io saltavo da un castello all’altro lanciando urla selvagge. Si parte finalmente! Sebbene fossi stato più volte a Blsen, magnifico campo dove russe, rumene, greche, italiane, ungherese e polacche, tutte ex prigioniere, alla vista degli italiani urlavano invitandoli nelle loro baracche, non vedo l’ora di partire ed abbandonare per sempre la vista di questi malfamati reticolati per rientrare alle nostre agognate case circondati dall’effetto dei nostri cari.
Ma tra questo tripudio di felicità c’è qualcuno che piange lacrime inconsolabili….
Quando dopo la liberazione avemmo la possibilita di sciamare fuori dal campo nei stupendi boschi vicini alla ricerca di funghi o semplicemente per assaporarne il silenzio ed il profumo della nuova liberazione dai reticolati accadde che, un nostro giovane collega s’imbattesse in un grazioso cucciolo di capriolo abbandonato forse dalla madre; era una tenera bestiola dallo sguardo dolcissimo e dal manto di un delicato colore ambrato.
Adottato subito dalla camerata, fu allattato, nutrito e svezzato sino ad acquisire nel corso dei mesi le fattezze di un magnifico ed elegante animale che si aggirava fiducioso in camerata, ma sempre ad un passo dal nostro collega presso la cui branda la notte si accucciava.
Ora però tutto questo doveva cessare, il comando inglese, a conoscenza del fatto, avrebbe impedito in modo perentorio che l’animale lasciasse la Germania; un grande dispiacere per tutti noi ma un grande dolore per l’ufficiale che, sopraffatto dalla disperazione minacciava di rifugiarsi nel bosco assieme alla sua creatura disertando così il rientro in Italia, ma questa crisi per fortuna veniva in breve superata.
Per ben due volte quel mio collega col suo cucciolo si inoltrò nel bosco con l’intento di abbandonarlo mentre era occupato a brucare l’erba, ma senza risultato; il mattino dopo, ritrovata la via del ritorno rientrava in cameretta alla ricerca del padrone, ma alla fine il distacco fu definitivo ed alla partenza del convoglio,poco a poco si allontanarono quei boschi portando con se il rimpianto dell’amico perduto.