16 nov 1943

Nelle mani dei tedeschi

E’ il 16 novembre, il solito allarme ci ha sorpreso poco prima della mensa, abbandoniamo tutto e sebbene abbia fatto una corsa in paese con l’intento di acquistare qualcosa in previsione di un lungo digiuno, rinuncio all’idea e mi precipito nel nostro abituale fangoso rifugio dove ci ritroviamo in 5 ufficiali e qualche soldato; sentiamo vicini come non mai le armi tedesche sparare sopra di noi, tutto ciò è durato sino alle due del pomeriggio col terrore d’essere scoperti. Ad un tratto però sentiamo del calpestio sopra di noi e poco dopo la minacciosa faccia di un tedesco si affaccia all’ingresso del nostro nascondiglio, tanti urli e la fredda agitata canna di una pistola ci invita a sbucare fuori all’aperto senza perdere tempo. Faccio a tempo a buttare in fondo alla grotta la bomba a mano che sino ad ora ho avuto sempre con me.
Riuniti fuori inizia la perquisizione da parte dei tedeschi; ma ho paura, ho paura che tale operazione venga ripresa all’interno della grotta. Non abbiamo più niente di militare, siamo fuorilegge è questo è molto grave ma essere sorpresi armati potrebbe significare la fine per noi tutti; prima che la situazione precipiti debbo ritornare laggiù, ed allora facendo dei cenni al tedesco che mi sta di fronte, e senza attendere una possibile reazione, scendo giù, immergo la bomba nel fango e risalgo agitando davanti a me una gavetta che fingo d’aver prima dimenticato ( la pistola che un ufficiale teneva con se si trova al sicuro sotto un cumulo di sassi).
A questo punto dobbiamo affrontare la nuova realtà che stiamo vivendo. Nel nostro disperato ed umiliante girovagare tra questo monti tallonati dal terrore tedesco, siamo stati consapevoli della nostra sorte in caso di cattura e del trattamento riservato a chi fosse stato sorpreso come noi considerati disertori e traditori: obbligati a duri lavori o nei casi più gravi passati per le armi direttamente sul posto. Più tardi a Valona dopo un breve e sommario processo. Ma sono calmo (forse non mi rendo) pienamente conto della gravità del mio stato) e cerco di vedere il lato buono della cosa: sto abbandonando finalmente la montagna che alla fine mi avrebbe ugualmente ucciso. Veniamo incolonnati sotto buona scorta; un mio collega si presta, servizievole ad alleggerire un soldato della sua cassetta portamunizioni, un altro slacciarsi l’orologio dal polso e regalarlo ad un altro militare. Il momento è assai critico, non vi sono testimoni siamo indifesi ed alla loro merce’. Noi sbandati siamo stati spesso invitati a presentarci alle autorità tedesche, pena gravissimi provvedimenti.
Ancora un pò e veniamo caricati su un automezzo già carico di soldati, ho la fortuna di trovare per terra una pagnotta che divido con altri; dopo un pò arriviamo a Valona dove veniamo rinchiusi in un carcere assieme ad altri soldati. Ci viene distribuita una pagnotta a testa e chiediamo a chi ci ha preceduto quali sono gli intendimenti dei tedeschi nei nostri riguardi.
Ci viene assicurato che tutte quelle voci sulla ferocia sono infondate.
Le porte del carcere si chiudono alle nostre spalle con un sinistro rumore di ferraglie e dividiamo la nostra cella con altri albanesi.