17 set 1943

La fuga dai tedeschi

Dopo avere trascorso la notte quasi insonne per il freddo, la mattina presto mi alzo e mi dirigo sulla strada dove sperò di incontrare la colonna che penso sia stata anch’essa attaccata dai partigiani. Con mia grande gioia rivedo Giorgi a cavallo di un mulo; ci raccontiamo le nostre vicende ed assieme a Turini, mio antico compagno d’accademia, riprendiamo la strada sino ad una piazza dove incontro il conducente al quale avevo affidato le mie cose. Mi racconta che proprio prima un tedesco schiaffeggiandolo gli aveva imposto di aprire la mia valigia prendendone la roba migliore; altri civili avevano fatto il resto; Resto di stucco a questa notizia; adesso sono completamente nudo. Questo ricordo sarà per me particolarmente assillante quando si tratterrà, nelle fredde notti all’aperto, di ripararsi dalla umidità’ e dalla pioggia.

Ho con me soltanto quel che porto. Dopo aver comprato qualcosa da mangiare c’incamminiamo nuovamente. Di Bongiardino non sappiamo più niente; più tardi apprenderemo che è riuscito a raggiungere Himara ad imbarcarsi per l’Italia con il denaro che Giorgi gli aveva affidato. Se avessimo saputo per tempo di questa sua fuga, sarebbe stato allora nel nostro interesse impossessarci del suo bagaglio che abbondantissimo si trovava ancora a pochi passi da noi e potere così cambiare i nostri indumenti brulicanti di parassiti.

Una decina di Km oltre Valona io e Giorgi decidiamo di tentare la fuga ed attendere in qualche villaggio montano il defluire al completo delle colonne tedesche.
Ci decidiamo quindi e scelto il momento opportuno, e sempre a cavalcioni del quadrupede abbandoniamo la strada e penetriamo nella boscaglia che la costeggia; nessuna reazione da parte tedesca, è andata bene.

Scalando la montagna ci imbattiamo in un casolare dove qualcuno ci offre delle uova che divoriamo crude; proseguiamo verso il villaggio più vicino, ci accolgono con modi che ci stupiscono e veniamo così ospitati nell’abitazione del capovillaggio che ci procura presto un buon pranzetto.

Abbiamo iniziato l’avventura e ci siamo stretta la mano con la promessa di non separarci più se non in Italia; in quella casa viviamo da signori; si mangia e si dorme ottimamente, Questo stato di cose, assieme, alla nostra stupida sicurezza di una prossima e definitiva partenza dei tedeschi, ci rende allegri e speranzosi.