23 ott 1943

La mia bomba a mano

La mattina dopo riprendo a lavorare; è un lavoro troppo pesante per me nelle condizioni in cui mi trovo e decido di abbandonare quel posto non appena mi abbiano dato del cibo che mi spetta; ma ecco che alla mia decisione “il padrone “ reagisce con la minaccia di appropriarsi del mio zainetto.
Capisco di essermi imbattuto in veri delinquenti e che la mia unica salvezza potrebbe derivare dalla quasi certezza che mi trovo di fronte a gente inerme ed alla mia ferma volontà di non farmi sopraffare.
Tutti mi fissano in modo minaccioso; i visi falsamente gentili della sera prima si sono trasformati in ghigni di galera. Persino le donne e i bambini sono decisi a farmi la pelle. Ma anche io sono deciso di non perdere il mio cappotto, la coperta , il telo e l’unico paio di calze di lana che fino ad ora non ho calzato come ultima risorsa; strappo allora di mano all’uomo che ha già aperto il mio zainetto le poche cose che è riuscito a prendere, metto dentro alla rinfusa il resto e gridando come un ossesso mi faccio largo agitando la bomba a mano che conservo gelosamente e corro verso il paese; mi si grida che lasci loro l’orologio d’oro rispondo con un ghigno e mi allontano sempre più…è andata bene. Da ora in poi l’orologio d’oro regalo di papà lo terrò ben nascosto. Giunto al paese mi si offre subito del lavoro per l’indomani. E’ il 13 ottobre , mi fermo a Treghiass sino al 23. In questi 10 giorni ho lavorato come non mai, ho costruito una massicciata con grosse pietre, innalzato muretti a sacco, trasportato pietre e zappato duramente il campo; ho con me i miei lek ma disperando ormai in uno sbarco inglese in Albania e nella agognata e definitiva evacuazione dei tedeschi dall’Albania, risolvo di intaccare il mio capitale quando proprio non potrò farne a meno.