18 ott 1943

La gavetta è vuota

l mattino dopo faccio una capatina presso i montanari che stanno approntando per il pasto una grande marmitta piena di piselli secchi.
Gongolo a pensiero del prossimo pasto perché sento, lancinante il bisogno di nutrirmi con qualcosa di caldo; dopo qualche ora tutto è pronto ed io, che nel frattempo non avevo altro che rivolgere amorevoli occhiate alla marmitta , mi appresto felice con la gavetta, quando dall’alto di una finestra una donna, come impazzita urla e ci avverte che i tedeschi stanno per entrare nel paese; è un fuggi fuggi generale, tra tremende imprecazioni raccolgo la mia roba e mi accingo a seguire gli altri . La mia gavetta è rimasta miseramente vuota mentre la profumata marmitta rimarrà preda degli abitanti del villaggio.
Camminiamo per mezz’oretta e ci interniamo nella boscaglia, tento di calmare la fame con dei corbezzoli che s’intravedono tra le macchie e si arriva così a pomeriggio inoltrato, compagna fedele la pioggia che non ha smesso di scrosciare sulle nostre teste.
I montanari che hanno portato con se nove pecore ne scannano una ed accendano un gran fuoco per arrostirle.
Dopo un paio d’ore d’attesa mi viene dato un pezzo d’osso con un brandello di carne incartapecorito e senza sapore ; è questo l’unico pasto della giornata e con questa miseria in corpo all’imbrunire iniziamo a muoverci verso Treghiass, villaggio distante cinque ore di marcia, Il cammino è duro e trascorriamo le ultime ore della notte all’agghiaccio sotto la pioggia e tanta umidità nelle ossa.