24 apr 1945

Perenne indigestione

Tutto procede bene e sempre meglio. Il comando inglese ci ha comunicato che entro una settimana saremo avviati a Cella e da li in aereo a Bruxelles; siamo stati suddivisi in gruppi di 25 unità con il relativo codice dell’aereo assegnato e sorteggiato l’ordine di partenza.
Nell’attesa, tra un’indigestione e l’altra, tra mal di pancia e diarrea mangiamo ancora polli a tutto spiano mattina e sera e quando la notte non riesco a prendere sonno per i violenti crampi di cui la mia pancia sembra essere la sede principale, metto sul fuoco una bella pentola, vi tuffo un pollo lo spello, lo pulisco e lo lesso. Più non so fare ad eccezione del procurare pennuti ed uova ormai introvabili, alcuni di noi al contrario sono dei veri maestri nel mettere in pratica tutte quelle ricette apprese nella dura prigionia, quando la fame nera imperversava come un incubo.
Finalmente un nostro collega che alloggia assieme a noi ha lasciato il suo angolino per un compromesso; cessione di mezzo sacco di zucchero perché venga aggregato alla nostra mensa.
Quando assaltammo questa villetta, questo nostro collega era capitato su di un sacco di zucchero e non potendolo trascinare con se perché ancora troppo debole, non fidandosi di lasciarlo incustodito aveva deciso di dormirvi vicino guardando con occhio torvo chiunque si avvicinasse, da qui quella sua sana decisione.
Nel frattempo disponiamo di tutto, polli arrosto, lessi, tagliatelle, zabaglioni, spezzatini di carne e di maiale, zuppe di fagioli, cotiche, piselli; tutto questo ben di Dio è all’ordine del giorno, è incredibile ma fa parte della normalità e per quanto dolorosa possa essere questa mia perenne indigestione mi accanisco senza criterio a mangiare, a mangiare come se tutto dovesse scomparire per non tornare più
E’ come una frenesia che non mi abbandona e che inizia ad avere serie conseguenze sulla mia salute, il mio fegato che dal 1943, in montagna e poi nei duri mesi passati in prigionia, era stato tranquillo ed in pace ad oziare, si trovava di colpo a gestire tutta quella quantità di alimenti e non poteva che reagire in qualche modo la fuoriuscita di fastidiosissime emorroidi, sono certo ne furono la conseguenza più immediata.
Oggi ci siamo trasferiti ; io ed gli altri sei in una palazzina vicina. Adesso posso disporre di una stanzetta tutta mia posso finalmente dopo tanto tempo gustare la gioia di un letto completo di lenzuola e guanciale. L’ho veramente gradito ed assaporato come un bel frutto dolce e maturo.
La mattina faccio colazione con caffellatte pane e burro; il latte mi viene fornito da una bella capra che mi sono procurata in occasione di una delle tante scorrerie, ma devo cederne meta del latte ad un mio collega che sa mungerla.
però anche adesso che le maggiori sofferenze appartengono al passato, più che mai mi assale la nostalgia di casa e dei cari e solo raggiungendoli potrò essere pienamente felice e sereno.